Leggere a scuola

Giuseppe Sangregorio

Che ruolo dovrebbero avere gli editori nella formazione dei lettori di oggi?

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Secondo i dati Amazon nel 2013 il primo posto nella classifica dei libri più venduti spetta al romanzo “La coscienza di Zeno” di Italo Svevo, nel 2014 il terzo a “I miserabili” di Victor Hugo, ossia a due classici della narrativa internazionale. Il resto della produzione – una pila di libri di ogni genere: enogastronomico, saggistico, best seller di narrativa, ecc. – vende molto meno, a volte resta esposta in vetrina pochi mesi per far posto ad altri freschi di stampa.

 

Questa situazione pone un serio interrogativo, cioè: e se la responsabilità della diminuzione dei lettori in Italia fosse anche degli editori? In un articolo sul Fatto Quotidiano, l’editore del Saggiatore Luca Formenton osserva come in Italia ci siano sempre meno lettori. Infatti, in base ai dati Istat nel 2013 quelli adulti sono scesi dal 46% al 43%. In particolare, sono diminuiti i cosiddetti lettori forti – coloro che leggono almeno 12 libri all’anno e costituiscono un pilastro economico dell’editoria – i quali dal 14,5% sono passati al 13,9%. A gettar luce sul fenomeno, l’editore cita una frase dello scrittore messicano Carlo Fuentes: “Bisogna creare lettori, non dar loro solo quello che vogliono”. L’autore messicano si riferisce “al ruolo che l’immaginazione deve avere nel creare lettori”. D’altra parte, non è casuale che anche Alessandro Manzoni nello scrivere i Promessi sposi rivolga il pensiero ai suoi “venticinque lettori”, intesi come destinatari del romanzo, attualmente oggetto di lettura obbligatoria nelle scuole superiori per i suoi pregi artistici.

 

Dunque, se quanto affermato è vero, quando si scrive o si pubblica un libro, “compito degli editori – per Formenton – è anche quello di creare lettori e di agire per la loro sopravvivenza”. Pertanto, un problema essenziale dell’editoria del futuro è l’esistenza dei lettori opportunamente interessati. Sappiamo bene, naturalmente, che le cause del calo della lettura sono molteplici: la mancanza di un’efficace politica scolastica di educazione alla lettura, il basso livello culturale generale, le inadeguate politiche di incentivazione all’acquisto di libri, la loro insufficiente promozione da parte dei media. Sulla rarefazione della qualità artistica dei libri nel nostro Paese non c’è ancora una diffusa consapevolezza.

 

L’occhio degli editori è attento alla quadratura del bilancio anziché alla qualità, la quale produce utili nel breve termine ma nei tempi lunghi la piattezza dei contenuti – accentuata dalle esigenze della distribuzione – produce disaffezione all’acquisto e quindi alla lettura. E’ un caso – rileva giustamente Luca Formenton – che nell’estate 1958 i primi tre posti nella classifica dei titoli più venduti erano occupati da Pasolini, Gadda e Bassani? La qualità è un valore economico e contribuisce anche a creare nuovi lettori. Basta pensare all’editoria francese, un settore fondamentale dell’economia, non in crisi come da noi. Sottovalutare il problema è un errore. In Italia se ne parla ancora troppo poco.

Giuseppe Sangregorio

 

 
12 aprile 2015

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Giuseppe Sangregorio

Giuseppe Sangregorio è nato nel 1947. E’ laureato in Lettere e ha insegnato nelle scuole medie superiori. In qualità di giornalista pubblicista ha collaborato al Giornale, al settimanale Famiglia Cristiana e al mensile Letture. Attualmente collabora al quotidiano on line L’Intraprendente. Ha pubblicato il romanzo Senza Radici (Ed. Pellegrini, 1983), i volumi di versi Parole di vita(Edizioni Del Leone, 1991), Sassi (Edizioni La vita felice, 2013).

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