Leggere a scuola

Giuseppe Sangregorio

Pochi laureati assunti in Italia? Titoli di studio non coincidono con acquisizione valide competenze

Pochi laureati assunti in Italia? Titoli di studio non coincidono con acquisizione valide competenze

Sono stati resi noti i risultati del Rapporto Ocse 2015, una mappa dei sistemi educativi dei 34 Paesi che ne fanno parte. Dalle rilevazioni, un dato appare preoccupante nel nostro Paese: il basso numero dei laureati perché c’è un divario tra preparazione accademica ed esigenze del mondo del lavoro. Infatti, nel 2014 in Italia soltanto il 62% dei laureati tra i 25 e i 34 anni aveva un’occupazione, una percentuale uguale solo a quella della Grecia. Solo il 42% dei diplomati si iscrive all’università, mentre la percentuale odierna dei giovani laureati si aggira sul 34% (contro il 50% della media Ocse).

Il rapporto è importante oltre che per le percentuali appena esposte, per le considerazioni che riguardano il sistema educativo italiano del quale individua i principali motivi che impediscono un miglioramento e una maggiore interazione sociale. In realtà, le principali carenze sono dovute alla scarsa domanda di lavoratori laureati con qualifiche adeguate alle richieste dei datori di lavoro, perché “spesso i titoli di studio non coincidono con l’acquisizione di valide competenze, sollevando così interrogativi sulla qualità dell’apprendimento nelle istituzioni dell’istruzione universitaria”. A tal uopo il documento precisa: “Molti laureati hanno difficoltà nell’integrare, interpretare o sintetizzare le informazioni contenute in testi complessi o lunghi, nonché nel valutare la fondatezza di affermazioni o argomentazioni”.

E’ una lacuna che riguarda la strutturazione dei corsi universitari nazionali, il che a sua volta determina un minor inserimento nel mondo del lavoro e quindi un inevitabile ristagno economico. Siamo lontani dal raggiungere l’obiettivo europeo del 2020: 4 laureati su 10. Se i laureati sono carenti, abbondano i possessori di un titolo specialistico post-laurea come i master – il 20% contro il 17% dei paesi Ocse – mentre mancano gli esperti in corsi universitari brevi professionalizzanti che nel contesto economico odierno costituiscono i quadri intermedi, dei quali le aziende hanno necessità. L’università italiana – nonostante la riforma Berlinguer che istituzionalizza i corsi di lauree brevi – continua a perseguire la sua funzione tradizionale: di selezionare la classe dirigente piuttosto che adeguarsi alle esigenze professionali del mercato del lavoro. Inoltre – puntualizza l’Ocse – il livello di preparazione è talmente basso che non pochi universitari hanno difficoltà a sintetizzare testi lunghi e complessi.

Il gap è attribuito agli insufficienti stanziamenti finanziari destinati dal governo al settore dell’istruzione: lo 0,9% del Pil (in Germania e in Francia è rispettivamente dell’1,2% e del 1,4%). Per tacere poi degli stipendi degli insegnanti che sono nettamente al di sotto di quelli dei colleghi degli altri stati. Né i 400 milioni stanziati dalla legge di Stabilità per il rinnovo del contratto dei dipendenti pubblici sono destinati a migliorare la situazione attuale se – secondo le cifre dei sindacati – si concretizzerà in 10 euro lordi (7 netti) in più nella loro busta paga. Non meno preoccupante è il fenomeno degli studenti universitari italiani che preferiscono studiare all’estero: nel 2013 circa 46mila erano iscritti in strutture terziarie di altri Paesi dell’Ocse, 3mila in altri stati. I più gettonati sono il Regno Unito, Austria, Francia e Germania. Al contrario, le università italiane attraggono pochi studenti stranieri. Nel 2013 sono stati 16mila: il gruppo più numeroso proveniva dalla Grecia. Troppo pochi rispetto ai 46mila studenti iscritti nelle università francesi e ai 68mila in quelle tedesche.

Giuseppe Sangregorio

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Giuseppe Sangregorio

Giuseppe Sangregorio è nato nel 1947. E’ laureato in Lettere e ha insegnato nelle scuole medie superiori. In qualità di giornalista pubblicista ha collaborato al Giornale, al settimanale Famiglia Cristiana e al mensile Letture. Attualmente collabora al quotidiano on line L’Intraprendente. Ha pubblicato il romanzo Senza Radici (Ed. Pellegrini, 1983), i volumi di versi Parole di vita(Edizioni Del Leone, 1991), Sassi (Edizioni La vita felice, 2013).

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